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Vi ritrovate
davanti all’uomo di Neanderthal: se ne sta lì con una
pietra in mano, cercando di macinare qualcosa, ed è
molto frustrato. Vi ricordate di esservi portati dietro
un frullatore e vorreste darglielo, ma avete paura di
offenderlo, così lo appoggiate vicino a un albero,
sperando che lui lo trovi.
Cosa
pensate che succederà quando lo troverà? Non riuscirà
mai a capire che infilando questo attrezzo da qualche
parte potrà frullare e macinare qualsiasi cosa. Voi non
avete alcuno dubbio su quello che quell’attrezzo è in
grado di fare, ma lui non ne ha la più pallida idea.
Probabilmente lo prenderà in
mano e, dopo averne saggiato il peso, lo userà come una
mazza. Non saprebbe fare di meglio.
Quali
possibilità ha? Non sa niente di quell’attrezzo. Voi
potreste far finta di niente, lasciare che lo usi come
se fosse una mazza, oppure potreste provare a insegnarli
qualcosa.
In
realtà, gli uomini di Neanderthal siamo noi. Abbiamo un
obiettivo: magari qualcosa dentro di noi aspira alla
gioia, vede una possibilità di essere appagati, di
essere felici. Allora vogliamo inventare uno strumento
che possa rendere le cose più facili. Senza renderci
conto che ci è già stato dato uno strumento incredibile,
che può realizzare questa possibilità. Questo strumento
si chiama vita.
So
che questa vita vi è stata descritta come un viaggio,
oppure come un fiume o altre cose simili. Provate a
vederla come uno strumento che serve per riuscire a fare
qualcosa. Questa esistenza che vi è stata donata può
rendere reale qualcosa. Lo può rendere possibile. Volete
realizzarlo, volete accettare questa possibilità? È una
domanda molto importante, ed è una domanda che andrebbe
sicuramente fatta. Non ‘Vorresti essere felice?’ Anche
un idiota risponderebbe: ‘Certo!’ Ma piuttosto: ‘Vuoi
accettare il fatto che questa vita è uno strumento?’
Uno strumento attraverso il quale puoi raggiungere la
gioia più grande, la più grande delle felicità. Perché
tutto quello che fate, lo fate per essere felici."
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